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Angeli e diavoli in lotta

Marcello Stanzione, Annalisa Colzi

ISBN: 9788897420774
Nr. pagine: 136
Formato: 15x21
Categoria: Angelologia

€ 6,65 invece di € 7,00

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"Il male non è più soltanto una deficienza - aveva dichiarato Papa Paolo VI - ma un'efficienza, un essere vivo, spirituale, pervertito e pervertitore".

"Il demonio è sempre intorno a noi che esamina in quale maniera possa tentarci". È un grandissimo psicologo per spingere al peccato. Utilizza i nostri condizionamenti interiori ed esteriori, osserva, scruta i movimenti del cuore umano senza poter penetrare quello che Dio solo, il Creatore, può fare.

San Paolo definisce la vita del credente su questa terra come una "militia", cioè un continuo combattimento contro le potenze delle tenebre.

"Non bisogna credere che vi sia qualche luogo sulla terra dove noi possiamo sfuggire a questa guerra. Noi troveremo il demonio ovunque, e ovunque egli cercherà di rapirci il cielo. Ma ovunque e sempre noi possiamo essere vincitori".

Gli angeli sono nostra guida, nostro sostegno e combattono a nostro favore.

Non siamo soli, quindi, in questa lotta!

 

 

DAL TESTO:

Il piano divino continua a svolgersi davanti alla Corte celeste, sempre più interessata. È vero che la materia trascinerà l’uomo verso il basso, ma la sua anima la trascinerà verso l’alto e Dio lo aiuterà. Dio si farà uomo, si unirà all’uomo, perché l’uomo e Dio non siano che uno.

 

Se gli angeli gridassero, un lungo grido di sorpresa dolorosa, indegna presso alcuni, scuoterebbe le sfere celesti. Questo Dio, di cui nessuno tra di loro può sostenere la maestà terribile e di cui essi proclamano incessantemente la santità dagli accenti splendenti del tre volte santo, questo Dio si farà uomo, e, così facendo, si abbasserà al di sotto degli angeli!

Interrogativi febbrili spuntano, in un’indicibile comunicazione degli spiriti. Nessuno di loro comprende. 

Il più scioccato, il più indignato, è Lucifero. Il principe dei Serafini è confrontato brutalmente all’insondabile del Divino; la sua estrema intelligenza manca davanti a questo abisso di cui sapeva l’esistenza senza misurarne la profondità. Non ignorava che la sua scienza di Dio era incompleta; ora gli sembra irrisoria, inesistente quasi. A meno che... 

Un’idea terrificante, inverosimile, si presenta di sfuggita a Lucifero, prima che egli la rigetti con orrore. Il pensiero fugace che Dio potrebbe essere in errore, e lui nella verità. Si trattiene dall’entrare in discussione col Creatore, di dirgli, fremendo: «No, Signore, questo non ti accadrà mai!» (cfr. Mt 16,22). E questo grido che egli trattiene così difficilmente è ancora l’espressione del suo amore, del suo fervore e del suo rispetto: questo non sarà, perché l’Onnipotente non deve umiliarsi.

Vicino a Lucifero, un altro Serafino, Michele, si interroga, anche lui. Lucifero sente il turbinìo di pensieri che si urtano nell’intelligenza, quasi altrettanto sublime della sua, di suo fratello. Egli sente ugualmente, poco a poco, quello che Michele proietta verso di lui, con quell’ardore proprio della natura serafica ma che è, presso di lui, più forte che presso ogni altro: delle immagini di pacificazione, di fiducia, di abbandono a quello che li sorpassa tutti. 

La certezza pacifica ed integra che la sapienza di Dio sa d’obbligo quello che fa e dove va: “Non cercare di comprendere! Accetta! Accetta!”.

Ma Lucifero chiude il suo spirito alle esortazioni di Michele. Non padroneggia egli in intelligenza su tutti gli altri angeli? Perché meravigliarsi, allora, che egli comprenda prima e solo quello che la Corte angelica apprende lentamente e grazie al suo aiuto?

Nell’animo del più bello dei Serafini si alza ciò che non è ancora la ribellione, ma il preludio insidioso del dubbio.

Dio si farà uomo. L’incredibile, la scioccante affermazione risuona dall’alto in basso dei nove Cori angelici, suscitando nuove questioni, nuove emozioni.

Ed ecco che appare l’immagine di questo Uomo-Dio, e, vicino a Lui, una creatura umana, nient’altro che umana, completamente umana: una semplice figlia degli uomini.

Gli angeli, attoniti, lo sentono nominare il nome che credevano impossibile mai ascoltare: Madre di Dio.

Una creatura madre del Creatore, che mette al mondo l’Increato!

“Ecco vostro Signore, ed ecco la vostra Regina. Adoratelo. Chinatevi davanti a Lei”.

Lucifero contempla, smarrito, questi due esseri prigionieri della materia, quell’abominevole materia che spinge al disgusto e all’orrore la sua natura angelica e spirituale. Adorare quello che gli è così spaventosamente, così incurabilmente inferiore! Come può Egli, suo Re benamato, chiedergli questo! 

Il principe dei Serafini prende subito coscienza sovracuta di ciò che egli possiede: la bellezza, l’intelligenza, la scienza, una volontà perfetta, la grazia e la santità, questi doni gratuiti che distillano in lui la pace, la felicità e l’amore. Quest’uomo e questa donna non possono possedere nulla di tutto ciò, o a dei gradi così infimi che ne sono ridicoli.

Adorarli!

Ma, se Dio vuole unire la Sua sublime natura ad una natura creata, perché scende così in basso? Quando Egli potrebbe fare l’onore di questa unione ipostatica alla sola delle Sue creature che possa quasi esserne degno: lui, Lucifero, il «modello di perfezione, pieno di sapienza, perfetto in bellezza» (Ez 28,12). 

Se qualcuno merita quest’incredibile felicità, non è lui, che brucia di un amore folle, che si consuma nell’amare?

Adorarli!

Nello stesso tempo, l’intelligenza di Lucifero, quell’intelligenza angelica suprema, portata presso di lui alla sua più alta espressione naturale, e che coglie subito fin nelle più estreme conseguenze ogni atto e tutte le ipotesi, e tutte le possibilità, gli svela, senza alcuna incertezza, la scelta che si offre a lui.

Egli adora, sormontando la sua paura, la sua incomprensione, la sua delusione. La pienezza della felicità che ne discenderà per lui sorpassa il suo intendimento. Egli non adora, rifiuta. E allora...

Così atroce, così irreparabile sarebbe questa disgrazia che il pensiero del bel Serafino non dovrebbe neanche soffermarvisi.

Questa alternativa, è la libertà. Dio non vuole essere servito da un popolo di schiavi tremanti. 

La libertà di ogni creatura, è il diritto di pretendere di fare a meno di Dio.

Fare a meno di Dio! Fin nel profondo del suo essere, Lucifero sa che fare a meno di Dio gli è impossibile. Un tale castigo sarebbe peggio, infinitamente peggio, che essere precipitato di nuovo nel Nulla da dove il Creatore l’ha cacciato. Dio lo ha creato Serafino, puro amore, bruciatura inguaribile di una fiamma inestinguibile. La sua natura è di amare. 

Di amarLo più di tutto. E Lucifero non è un qualunque Serafino. Egli è il primo in mezzo ai primi, la più nobile, la più sublime delle creature uscite dalle mani di Dio. Tra tutti, è lui che possiede la più grande potenzialità di amore. Una potenzialità così grande che niente potrebbe mai colmarla, se non Dio stesso...

Rinunciare a Dio sarebbe rinunciare a questo assolvimento dell’amore che è la sua ragion d’essere. Egli non sarebbe più che del crepaccio, del vuoto. Un vuoto insondabile, uguale solamente all’insondabile profondità del suo dolore, della sua perdita, della sua disperazione, della sua sofferenza. Egli sarebbe il Vuoto.

Tutto questo, colmo di orrore, al bordo della vertigine, Lucifero lo comprende. 

Vicino a lui, Michele lo comprende ugualmente e lo supplica: ”Adora!”. 

Lucifero percepisce tutto quello che vi è nella preghiera di Michele: essa non è unicamente esigenza di rendere a Dio quello che gli è dovuto; è supplica strappata dall’amore fraterno inorridito al pensiero di quello che minaccia il principe serafico.

Ma, subito, l’amore di Michele gli sembra odioso, insultante, insopportabile. Chi è, per credere di saperne più di lui?

Sovreccitati, i due Serafini non velano i loro pensieri né il loro dialogo i cui accenti si ripercuotono sui Cori inferiori.

Adorare; non adorare. Abituati a ricevere le loro illuminazioni da Lucifero, il portatore di luce, numerosi sono gli angeli in preda al dubbio e che non sanno quale partito prendere. Quello di Dio, che essi non comprendono e di cui risentono la scandalosa umiliazione, ripercossa dall’emozione del grande Serafino? Quello di Lucifero, loro abituale maestro, l’autorità costituita? Da quale lato è l’obbedienza? Da quale lato la ribellione?

Terribile dilemma: scelta spaventosa.

Ai piedi del trono divino, nascosto nella penombra, Michele, ubriaco di amore e di fede, ciecamente fiducioso e sicuro di Dio, si prostra. Adora, abbassando la sua splendida natura serafica davanti a questi esseri in parte materiali.

A questo spettacolo, altri angeli si prostrano a loro volta.

Più giù, il tumulto continua. Lucifero sente il dubbio che attanaglia i suoi fratelli, la fedeltà che essi gli votano. Egli è loro principe, loro capo. A tutti! 

La sottomissione di Michele, contro il suo parere, gli sembra una intollerabile disobbedienza, un odioso tradimento. La sua supplica desolata lo irrita: “Adora, Lucifero! Adora!”.

Miserabile schiavo, indegno delle virtù che gli furono prodigate! 

Lucifero si vede magnifico, incomparabile. Prostrare questa meraviglia davanti alla materia? Mai! La sua intelligenza, la sua logica gli urlano pertanto che sta per commettere l’irreparabile, che sta per fare la sua propria disgrazia, che deve sottomettersi, fintanto che la scelta gli è offerta, o sarà il Vuoto, il Vuoto atroce ed eterno... 

Tutto in lui si ribella contro questa scelta mostruosa. Egli sa che dovrebbe volgere la sua volontà, il suo spirito, il suo essere tutto intero verso questa Presenza nella quale Michele sembra ora piombato, radioso come mai lo è stato. Ma, farlo, è rinunciare a quello che egli guarda oramai come suoi diritti intangibili. I suoi diritti, a lui che è la Bellezza, la Perfezione, la Grazia, la Santità.

Lucifero non si pensa più in rapporto a Dio, si pensa in rapporto a se stesso... Non ha mai visto Dio, ed ecco che egli si vede, vede se stesso. 

E si illumina; e si compiace in questo splendore menzognero e imbroglione. Il suo cuore si inorgoglisce della sua bellezza (Ez 28,17). 

L’amore che lo bruciava si distoglie dal suo oggetto e dalla sua sorgente, il braciere si spegne nel suo spirito senza che vi prenda cura, assorto com’è nella scoperta del suo proprio splendore. Distogliersi da quel miraggio, lo può ancora, ma non lo vuole. 

Sa che sta per commettere un errore mostruoso, ma questo errore lo seduce, gli sembra più bello della Verità. Ostinato, il bel Lucifero si guarda, si ama. 

Dio, lontano, nascosto, sta per essere perduto da lui, lo sa. Questo non lo impensierisce più. Che bisogno ha di Dio? Può farne a meno! La beatitudine? Ma la beatitudine non è in Dio, è in se stesso! 

Lucifero ha dimenticato da chi provengono i suoi doni e il suo essere. Si guarda, e la sua compiacenza non smette di crescere.

Il rimprovero di Michele risuona ancora da qualche parte, infinitamente lontana: “Adora!”. 

“No! No, non servirò! Io non adorerò perché mi è posteriore e inferiore!”.

Adorare degli esseri materiali, quando si è il più sublime dei Serafini!

Quando si era...

Perché, come egli proferì queste parole insensate, e che sapeva essere tali, un velo di tenebre si è abbattuto su di lui. In lui, per lui, la luce di Dio si è spenta per sempre. Il portatore di luce non è più che oscurità.

 

«Perfetto tu eri nella tua condotta, da quando sei stato creato, finché fu trovata in te l’iniquità. Ti sei riempito di violenza e di peccati; io ti ho scacciato dal monte di Dio e ti ho fatto perire in mezzo alle pietre di fuoco» (Ez 28,15-16).

 

La Bellezza, l’Intelligenza, la Volontà, tutti i doni di cui era stato colmato, li possiede sempre, ma sfigurati, irriconoscibili. Quella natura angelica di cui si è imprudentemente glorificato, il suo egoismo e la sua cosciente menzogna l’hanno distrutta irrimediabilmente.

La Bellezza? Miserabile illusione... Lucifero può ancora darsi la più seducente apparenza e imbrogliare i creduli. Lui si vede, e indietreggia di orrore tanto è diventato odioso.

L’Intelligenza? Deviata, falsata. Quello che è giusto, quello che è vero, ora che è privo di Colui che è la Verità, non potrà mai più raggiungerlo. Il suo spirito sublime, di esatte premesse, giungerà sempre a dei risultati falsi senza che gli sia possibile comprendere dove l’errore è scivolato. Lucifero è diventato l’errore, la menzogna. La sua logica implacabile, che coglieva tutto, non l’ha abbandonato, ma essa non è più che follia e rivolta. Egli ragionerà, non smetterà più di ragionare, ostinatamente, ma i suoi ragionamenti saranno folli, assurdi, a dispetto della loro apparente coerenza. L’intelligenza di Lucifero è una bussola che non conosce più il nord.

La Grazia? Purtroppo, sapeva che cos’era, se ne ricorda. Ne è privo. Ed è un intollerabile dolore. Dio e la grazia di Dio inaccessibili per sempre! Varrebbe meglio morire!

 

Ma, Lucifero, agghiacciato dalla disperazione, sa bene di essere un angelo, e quindi di essere immortale.

Ritornare indietro! Non lo può fare. La possibilità di peccare era così infima, così improbabile, a riguardo della natura angelica, che Dio non gli ha dato la nozione di pentimento.

Quando l’avrebbe, vorrebbe servirsene? 

Il folle orgoglio di Lucifero si inchinerebbe davanti a Dio? Reclamerebbe il suo perdono? Sicuramente no. 

Lucifero non è più che tenebre e follia, vuoto e vanità. 

Sui Cori angelici inferiori spande questa oscurità sorda, seminandovi la menzogna e l’errore. Miriadi di angeli di tutti gli ordini vengono inghiottiti in questa menzogna seducente: la beatitudine non è in Dio, è in noi. Non vedono la ferita beante nell’anima di Lucifero; quella ferita che egli dissimula a se stesso, quanto lo spaventa! Migliaia di migliaia, di Serafini, di Cherubini, di Troni, di Dominazioni, di Potenze, di Virtù, di Principati, di Arcangeli e di Angeli, riprendono il grido insensato del loro principe: “Noi non serviamo! Noi non adoreremo quello che ci è posteriore e inferiore!”.

E, man mano che lanciano a loro volta l’assurda sfida, le tenebre calano su di essi, li inghiottono.

 

Lucifero è simile a uno di quei fenomeni cosmici che si chiamano buchi neri, dove s’ingolfano le stelle assassinate. Dal fondo dell’abisso di sofferenza dove il bel Serafino è caduto, vedere il velo nero della disgrazia assoluta abbattersi sulle luminose intelligenze dei suoi fratelli gli apporta, se non un conforto che nulla potrà più dargli, almeno un’amara gioia. Egli ha perduto Dio, inconsolabile dolore, ma tutti quelli lo perderanno anch’essi... Egli non sarà solo a dibattersi nell’orrore innominabile, ora che si sono perduti per lui.

Ogni nuovo spirito folgorato provoca presso il Serafino un soprassalto di soddisfazione. Non è più solamente l’idea che i suoi compagni non avranno parte a quella felicità di cui si è privato che lo rallegra. È il pensiero che ha rubato a Dio quello che gli apparteneva.

Pazzi di angoscia e di dolore, gli angeli fuorviati lo chiamano, lo insultano, lo maledicono, accusandolo di averli imbrogliati. E, certo, egli ha mentito promettendo loro la scoperta in se stessi di una impossibile gioia; ma non avevano essi un’intelligenza sufficiente, un giudizio illuminato che li rendeva capaci di rivolgersi non verso di lui ma verso Dio? È liberamente che essi l’hanno seguito, che l’hanno ascoltato, stornando la loro adorazione dal vero oggetto per compiacersi in quella della loro miserabile natura. Essi non aspettavano che l’occasione, egli l’ha fornita loro.

Ah, certo, ora i suoi fratelli non lo salutano più con quei nomi gloriosi che gli davano: “Figlio dell’aurora, bellezza perfetta..”. È finito. Ma i titoli che gli gettano non gli dispiacciono: “Principe della menzogna! Maestro di errore! Signore delle tenebre!”.

Menzogna, errore, tenebre, egli è tutto ciò, ma resta principe, maestro e signore, onori che l’Altro pretendeva ritirargli per darli al Suo Verbo fatto uomo e alla Donna che Egli vuole chiamare Sua Madre...

No, non è ancora abbastanza che queste moltitudini di angeli non smettano di raggiungerlo nella sua caduta, in mezzo alle urla e alle maledizioni. L’uomo, la donna, egli li perseguiterà instancabilmente; quella felicità alla quale non avrà mai diritto, impedirà loro di raggiungerla! Sono in parte materia, e lo saranno completamente grazie a lui, perché egli ucciderà quell’anima che l’Altro diceva superiore a quella dei Suoi angeli. 

Egli ucciderà quelle anime così preziose. Dividerà eternamente quello che l’Altro ha unito! Quale vendetta! Perché alla sofferenza si aggiungono ora presso Lucifero una collera furiosa che il suo spirito viziato non può più orientare contro se stesso, causa di ogni male, e un odio così immenso come lo era il suo amore. Questo vuoto insondabile che si è installato in lui, solo l’odio può un poco riempirlo, ed egli non se ne priva. La sua follia non cessa di crescere. 

Abominevolmente strappato dalla tortura che si è lui stesso inflitta nella sua ostinazione e nel suo orgoglio, incapace di calmarlo, Lucifero ritorce il suo furore contro Dio.

Dio l’ha intrappolato, si è divertito con lui, l’ha imbrogliato! Ha imbrogliato tutti loro. Ha commesso verso di loro un’intollerabile giustizia con cui li castiga per pura crudeltà. Tiranno! Ignobile tiranno! Egli non è degno di troneggiare sulle nubi! Abbasso il tiranno! 

L’intelligenza pervertita di Lucifero ha rovesciato metodicamente tutti i dati del problema per riporre la questione a suo modo. L’Amore, egli Lo chiama l’odio. La Vita, egli La chiama la morte. La Verità, menzogna; la Giustizia, tirannia; e bianco il nero, e nero il bianco.

E, prigioniero del suo sistema, della sua logica malata, Lucifero è il primo a credere quello che egli dice...

Crede anche in quell’istante, animato com’è dal furore e dalla detestazione, cieco al reale e al giusto, di avere la capacità di prendere la sua potenza di spirito angelico a quel Creatore disonorato dalla Sua volontà di farsi uomo, materia... Di gettarlo giù dal Suo trono e di impadronirsene. Di diventare Dio, in definitiva.

Tale è l’inverosimile programma che egli urla alle sue truppe: «Scalerò i cieli, al di sopra delle stelle di Dio, innalzerò il mio trono, siederò sulla montagna dell’Assemblea, ai confini del Settentrione. Salirò in cima alle nubi. Mi eguaglierò all’Altissimo. Sarò simile a Dio! Sarò come Dio!» (Is 14,13-14). 

Il delirio blasfemo colpisce l’universo di costernazione. Gli angeli ribelli stessi rimangono colti dall’idea che Dio potrebbe annientarli; basterebbe per questo che Egli smetta di pensarli e, pensandoli, di mantenerli nell’essere.

Ma nulla accade. Dio non annienta Lucifero, perché Dio non si pente mai di quello che ha creato. Il delirante Serafino ha già dimenticato che cos’è la Sapienza divina e non vede in questo silenzio, in questa tolleranza, che la prova della debolezza di questo Creatore davanti al quale egli si prostrava velandosi il volto.

Ubriaco da ciò che egli prende per vittoria ormai prossima, urla sempre di più, in mezzo al silenzio spaventato degli spiriti: “Sarò simile a Dio! Io sono come Dio!”.

Lucifero è in piedi davanti al trono di quel Dio che non è più per lui che tenebre impenetrabili. Egli è l’avversario irriconciliabile. Trascinati dal suo esempio, i suoi compagni avanzano, incoraggiati dall’inazione degli angeli fedeli.

È allora che un urlo squarcia i cieli, un grido più forte della mostruosa bestemmia luciferina: “Chi osa dirsi l’uguale di Dio? Chi è come Dio?”.

Lucifero sa immediatamente chi è l’audace pronto a sfidarlo. Forse lo sperava, quando ha lanciato il suo appello alla rivolta in quei termini precisi e che trascinavano quella risposta precisa... “Chi è come Dio?”. Non è il nome dato dal Creatore al secondo dei Serafini, il fraterno luogotenente di Lucifero, l’amico perfetto, o, piuttosto, l’ignobile traditore che gli ha disobbedito e si è umiliato per primo davanti alle due creature materiali... “Chi è come Dio?”. In quel linguaggio umano che sarà quello degli Ebrei, questa domanda ineffabile si dice “Mi-Ka-El?”.

 

È Michele che sta tra Lucifero e il trono di Dio. Ma Michele come Lucifero non aveva mai visto il Creatore. Michele, il pacifico e il misericordioso trasformato da una santa collera, pronto a difendere senza indebolire il Benamato insultato. Il Benamato nascosto e invisibile, di cui Lucifero, devastato da gelosia e da sofferenza, realizza bruscamente che Michele Lo vede, Lo contempla e che è la Sua Luce che egli irradia...

Michele trasfigurato, sublime, fiamma vivente di Dio, braciere di amore e di verità, e che esegue sereno della giustizia divina.

“Chi è come Dio?”.

Miliardi di angeli, sollevati dall’indignazione, riprendono interminabilmente la domanda.

Per la prima volta, Lucifero cerca di contare le sue truppe. Quando le vedeva morire alla grazia, alla santità, alla felicità e alla luce, stelle aspirate nel buco nero della sua rivolta, del suo orgoglio, della sua ostinazione, gli sembravano innumerevoli. In realtà, sono ben meno numerose degli eserciti rimasti fedeli all’Altro e che si stringono intorno a Michele... 

Un terzo, un terzo solamente degli angeli ha abbandonato il campo di Dio per seguirlo.

La luce che irradia Michele, e che spande a profusione sugli spiriti dei nove Cori, è insostenibile per Lucifero. Essa lo brucia, ma non di quell’ardore delizioso, di quella sofferenza squisita che conosceva quando era ancora il principe dei Serafini. 

No, di un bruciore atroce, insopportabile, che lo divora senza distruggerlo, come l’amore, una volta, lo divorava senza consumarlo.

Ma questa sofferenza agisce su Lucifero come un ago e spinge la sua follia al culmine. Con tutto il suo odio, con tutta la sua rivolta, si lancia contro Michele. Lotta per il primo posto, è deciso a ingaggiarlo e a vincerla. Combattimenti di spiriti, di intelligenze pure. E se Lucifero ha meno truppe, resta persuaso della loro superiorità, a cominciare dalla sua. Non teme Michele che ha sempre dominato con la sua scienza, con la sua comprensione dell’universo. È sicuro di trionfare.

«Scoppiò quindi una guerra nel cielo: Michele e i suoi angeli combattevano contro il drago. Il drago combatteva insieme ai suoi angeli» (Ap 12,7).

Non solamente Michele, ma tutti i suoi compagni, fino all’ultimo degli angeli dell’ultimo Coro, gli oppongono una resistenza trionfale. 

Lucifero indietreggia davanti a degli spiriti sui quali regnava, che non potevano niente senza il suo soccorso. Che cosa sta accadendo? Come queste nature inferiori alla sua possono respingerlo vittoriosamente?

Lucifero ignora la potenza dell’unione degli spiriti a Dio, non l’ha mai provata. Pensava di affrontare delle creature spirituali, di cui ognuna non era suo uguale; ed è la forza di Dio che gli fa sbarramento, la forza di Dio riversata nei suoi angeli fedeli. “Chiunque, uomo o angelo, aderisce a Dio, diventa spiritualmente uno con Lui e, da ciò stesso, superiore a ogni altra creatura”.

La Luce, l’Amore, la Verità, la Bellezza, la Giustizia, il Bene, tutti questi tesori che Lucifero e i suoi hanno disprezzato splendono davanti a essi, infrangibile muraglia, braciere che non possono avvicinare, chiarezza che non possono sostenere. 

Lo splendore di Dio li respinge; non possono stare in sua presenza. Come le tenebre davanti al sole, gli angeli ribelli indietreggiano. Il cielo, il soggiorno della loro felicità distrutta, li brucia. Essi non pensano più che a sfuggirlo.

Lucifero cade, aspirato da quel vuoto insondabile che si è scavato in lui. Un immenso clamore riempie l’universo: «Come sei caduto dal cielo, astro del mattino, figlio dell’aurora? Come mai sei stato gettato a terra, signore di popoli?» (Is 14,12).

Lucifero cade, cade, sempre più lontano dal Paradiso perduto. Più egli cade, più crescono in lui la disperazione e l’odio, e il desiderio di fare del male, il più grande male possibile. Viene dal perdere la sua prima battaglia, ma non ha ancora perduto la guerra. La sua vendetta non fa che iniziare. 

Il cielo gli è chiuso per sempre. Oramai, il suo solo pensiero sarà di impedire all’uomo di entrarvi.

 

 


Indice del libro

 

Angeli e demoni

- Il perduto Paradiso terrestre

- Guerra civile in Paradiso

- Il peccato di Adamo ed Eva

- Chiamati a unirci all'adunanza festosa degli angeli

 

Interventi angelici

- I rivelatori dei misteri di Dio e di Cristo

- L'Arcangelo San Michele nella Bibbia

- La festa di San Michele

- Michele, protettore del popolo eletto

- L'Angelo custode

- L'Angelo custode visto dai santi

- Gli Angeli esistono

 

Come agisce Satana

- Satana rifiuta Dio

- Satana domina il mondo

- Egli deve dunque esserne scacciato

- Come agisce Satana?

- L'azione subdola di Satana

 

L'esorcismo

- Satana lavora sempre...

- È la Chiesa che può scacciare Satana

- Esorcismo e preghiere di liberazione

- Tutto deve essere segnato nel nome di Dio

- Sacramenti e sacramentali

- Terminologia esorcistica

- Ma bisogna avere la fede

- Maria Santissima scaccia il maligno

 

L'esercito di Dio contro l'esercito di Satana

- Cattolicesimo virile a imitazione degli angeli guerrieri

- Militari, poliziotti e angeli

- Gli angeli, soldati armati

- Iconografia angelica

- Soldati di Cristo insieme a San Michele

 

Bibliografia

 


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23 Luglio: Santa Brigida di Svezia

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Undicina Gerusalemme